.
Annunci online

finanza
11 febbraio 2014
BANCA ITALIA: DOVE E' LA VERITA' ...
Il decreto IMU - Banca Italia non è passato inosservato grazie al polverone sollevato dai grillini, e, da lì in poi è stata tutta una polemica, ognuno alzava la voce per soverchiare l'altro e dire la sua verità con il risultato che alla fine nessuno ha capito nulla e tutto il polverone alzato ha lo scopo di nascondere gli strani accordi tra banca e stato.

Nella ricerca di un filo logico che potesse fare luce nella nebbia creata mi sono ritrovata a leggere molti blog finanziari alternativi al diktat pubblico e, purtroppo, ho sperimentato quanto è difficile comprendere quanto in essi scritto: troppi termini tecnici destabilizzano le menti poco abituate ai flussi monetari.
Allo stesso modo ho trovato stucchevole e superfiale l'articolo redatto da Giannini sul settimanale Affari e Finanaza: bollare l'operazione come una semplice <<scrittura contabile>> mi sembra troppo banale e semplicistico. Comprendo che l'articolo era uno sfogo verso l'azione dei grillini, ma giustificare l'operato del governo con questa semplice parola pecca indubbiamente di una certa ignoranza sul tema, perchè se bastasse solo una <<scrittura contabile>> per rivalutare il capitale sociale senza alcun esborso di denaro qualunque azienda sull'orlo del fallimento, e non solo,  lo farebbe ad occhi chiusi. Ma, così non è, per poter rivalutare il capitale sociale di una qualunque organizzazione si attinge alle tasche dei soci oppure al patrimonio sociale aziendale.
Il patrimonio aziendale non è altro che l'insieme delle risorse economico-finanziarie dell'azienda derivante dalla sua capacità di macinare utili durante la sua vita. Inizialmente, quando nasce, il capitale sociale rappresenta il patrimonio sociale ,man mano che si va avanti con gli anni il patrimonio può aumentare rispetto al capitale oppure diminuire, dipende dalla quantità di utili o di perdite che l'attività aziendale ha prodotto. Ovviamente se le perdite sono ingenti il capitale sociale potrebbe essere intaccato e diminuire il suo valore.
Nel caso specifico della Banca d'Italia ci troviamo ben messi per quantità di utili maturati, operando in stato di monopolio, in quanto
organizzazione di diritto pubblico la Banca si ritrova un patrimonio consistente, nel 2012 ammonta a circa  600 miliardi di euro.

A chi appartiene il patrimonio della Banca d'Italia ? Al Tesoro, cioè allo Stato Italiano ergo ai cittadini. Quindi la semplice <<scrittura contabile>> sposta di fatto denaro dai cittadini alle banche, anche se materialmente i soldi non si vedono, la <<scrittura contabile>> dice proprio questo. Si potrebbe contestare che il capitale investito necessita di essere remunerato in un sistema liberal-capitalistico come il nostro ed in effetti nello statuto della Banca d'Italia è previsto che una parte dell'utile netto vada a remunerare tramite dividendo proprio il capitale privato dell'istituto. L'ammontare del dividendo può arrivare ad un massimo del 6% del capitale, facendo due conti ad oggi al massimo 93.360 euro sono distribuiti alle banche ed agli istituti che detengono le quote di capitale, dopo la rivalutazione questa quota sale a 450.000.000 euro:
da 93 mila euro si passa a quasi 450 milioni di euro ... una bella differenza !!!
Stabilito che per statuto il 40% dell'utile è destinato alle riserve ordinarie e straordinarie, è logica conseguenza che la parte degli utili che spetta allo Stato diminuisce a favore degli istituti privati.
Il costo per tutta questa operazione è calcolato con maggiori introiti per tasse sulle plusvalenze, solo per questo anno, di 1,5 miliardi di euro. Se questa non è svendita ... uno Stato che rinuncia a parte degli utili futuri di un istituto pubblico che opera da monopolista sul mercato a beneficio delle banche ... uno Stato che va nuovamente a rafforzare e rifinanziare il sistema finanziario a scapito dei cittadini ... urge una via d'uscita !!!

ECONOMIA
31 ottobre 2013
ECCO LE 12 BANCHE COMMISSARIATE DA BANCA ITALIA



banche Commissariate E' stato reso noto dalla Banca d'Italia la lista delle 12 banche in amministrazione straordinaria dal 2012 al 2013. Tutte banche che si sono trovate in cassa crediti "malati" di difficile solvenza. Banche del nord, del sud e del centro, spesso legate al territorio che nel momento di crisi hanno visto saltare i propri portafogli rischiando la bancarotta.
Ancora oggi ci si chiede come sia stato possibile i degrado di un tessuto economico sano fino a poco tempo fa e che ultimemente ha visto perdere in competitività e fatturato. E' stato soverchiato il vaso della crisi, la mancanza di credito e la conseguente crisi che tutti pensavamo fosse dovuta al debito pubblico sta cambiando aspetto, dietro lo spettro della crisi bancario adesso si nasconde l'indebitamento di un settire privato assuefatto dai mercati ed agonizzante.
A questo punto l'unica salvezza resta una crescita economica sostenuta per uscire dal tunnel.
finanza
29 novembre 2011
Meteora in picchiata ... è l'euro
   

Mi piacciono sempre le immagini pubblicate dall'economist e che riporto sempre in questo blog: hanno una capacità espressiva che supera di gran lunga la notizia scritta.

L'immagine della meteorite euro che cade in picchiata verso la sua fine è l'emblema stessa dell'Europa e delle sue contraddizioni. Come una meteora è nata la moneta unica, chiamata euro, ed inserita in orbita senza alcun progetto, ma messa là alla mercè dei mercati.I primi anni della sua vita sono stati forti e solidi, si sosteneva sulle proprie gambe come un lottatore greco. Poi, incidentalmente, si è piegata su se stessa ed ha iniziato a ruzzolare in giù, all'inizio  con andamento lento, ma poi, la finanza ha deciso di accelerarne l'andatura e così il suo precipitare
è sempre più veloce e lascia  dietro una scia di fiamme e fumi.
In fondo, siamo consapevoli che il fallimento della moneta unica, così come la caduta delle meteore,  è un evento catastrofico e che ,se dovesse succedere, immancabilmente andremmo incontro ad una una nuova recessione ancora più profonda di quella del 2008-2009. Superstiziosi come siamo, crediamo ancora che la classe dirigente europea farà di tutto per scongiurare tale catastrofe, nonostante l'immobilismo delle major.
A pensarla diversamente, prova ne è l'asta deserta dei Bund tedeschi, sono gli investitori, che guardando agli eventi con occhi lucidi, vedono la fine della moneta unica a breve e, seguendo quelle che sono le regole su cui il mondo della finanza si regolamenta, scappano a gambe levata dai mercati europei, innescando sempre di più quella spirale senza fine in cui sta precipitando l'euro e l'Europa tutta.
Bisogna trovare al più presto nuove regole su cui creare un nuovo e ringiovanito sistema finanziario. Se tutto rimane invariato,nel 2012, ci troveremo ad affontare inevitabilmente una nuova recessione. I sintomi ci sono tutti: le banche, già oggi in sofferenza, riescono a reperire,sempre con maggiori difficoltà, liquidità dai mercati e dai circuiti interbancari,
immettendo nel sistema sempre meno moneta; la maggiore pressione fiscale, dovuta al
regime di austerità richiesto dai trattati europei, non fa altro che acuire questa stretta creditizia e fiaccare la fiducia nei consumi e negli investimenti. Gli Stati, non potranno far altro che indebitarsi ulteriormente, nuovi piani di salvataggio e nuove regole di austerità saranno messe in atto ed i cittadini, sempre più poveri, scenderanno in piazza a protestare. Insomma,questo ciclo virtuoso andrà avanti, portando in Europa, di ciclo in ciclo, sempre più povertà, sempre maggiore malessere e sempre più disaccordo.
E' inutile nasconderci, se la situazione è questa, l'Europa è destinata a fallire, se non oggi, sicuramente domani.
Il peccato originale dell'Europa è la politica del rischio calcolato, supportata fortemente dalla Germania, e con la quale si cerca ancora di gestire la crisi con un tiro e molla infinito.  I Paesi virtuosi d' Europa tentennano tra gli interessi locali e l'Europa stessa, ma oggi è tempo di decidere e dare una risposta chiara e forte su quale sarà il fututo dell'euro.
La governance europea del rischio calcolato non ha dato i suoi frutti se non quelli di far fuggire a gambe levate gli investitori, e con essi i pochi barlumi di tenuta dell'euro. A questo punto bisogna agire, cercando di riconquistare il favore degli investitori in primis. E per fare questo necessitano delle scelte coraggiose e con veduta allargata all'intera Europa, libere dai legami inibitori di
sciocchi localismi:  l'Europa deve avere come obiettivo la crescita di tutti gli Stati che la compongono. Crescita, che può avvenire solo allentando il regime di austerità imposto ai Paesi considerati insolventi in modo da dare alle istituzione il tempo necessario per attuare le riforme necessarie ed alle banche un pò più di ossigeno e libertà di manovra.
Ad essere sotto attacco oggi è l'Europa nella sua interezzaa e non solo i Paesi non virtuosi, per tale motivo è necessario che l'Europa impari a ragionare ed ad agire come una grande nazione e non come una federazione di Stati che cercano ti tirare le coperte dalla loro parte. La partita è appena iniziata ed in gioco c'è la sopravvivenza dell'Europa.

sfoglia
gennaio        aprile

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte